POLITECNICA #10 “Crescenzago” (1943), di Primo Levi

mercoledì 17 febbraio Tutto il giorno

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POLITECNICA è una rubrica realizzata in collaborazione con la Fondazione ISEC (Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea) dedicata a raccontare lo sguardo degli scrittori italiani del '900 sul mondo dell’industria e del lavoro in fabbrica.

Continuano le letture a cura della Compagnia dei Lettori di brani estratti da "Fabbrica di carta" (Laterza), a cura di Giorgio Bigatti (Fondazione ISEC) e Giuseppe Lupo (Università Cattolica di Milano). La poesia di questa settimana è  "Crescenzago" (1943), di Primo Levi. Legge: Ida Campagnola.

Primo Levi soggiornò a Crescenzago nel 1942-43.

Levi si laureò con lode in chimica nel 1941 a Torino ma le leggi razziali del ’38 furono di ostacolo alla sua carriera professionale. Nel 1942, si trasferì per lavoro a Milano dove assieme ad alcuni amici torinesi, venne in contatto con ambienti antifascisti militanti, entrò nel Partito d’Azione clandestino, andò in val d’ Aosta, dove nel dicembre del ’43 venne catturato vicino a Brusson, fu trasferito al campo di raccolta di Fossoli, dove inizierà la sua lunga odissea.

Primo Levi venne a Milano perché trovò un impiego presso la Wander, una industria Svizzera di medicine che aveva dei laboratori di ricerca in via Meucci a Crescenzago e dove Levi era impegnato in un progetto di ricerca sul diabete. Il vecchio edificio della fabbrica Wander è ancora visibile in via Meucci.

Levi descriverà il suo periodo “crescenzaghese” in un capitolo di un suo libro “Il sistema periodico” edito nel 1975, ma Levi descriverà Crescenzago soprattutto in una delle sue prime poesie che si intitola appunto “Crescenzago”. Lo scrittore rivive la sua esperienza nella grigia e malinconica periferia milanese dove il fumo delle ciminiere, simbolo della città soffocata dal lavoro respinge le cose belle della natura ( il sole, il vento, la foresta…).

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