La storia della Centrale

CAMi nasce a Milano nel 1906, in quello che allora era l’angolo tra via Cenisio e via Lomazzo, su progetto dell’ingegner Francesco Minorini, allo scopo di rendere la rete dell’acquedotto milanese ancora più efficiente.

Un’opera fondamentale per lo sviluppo della città, che anche dal punto di vista estetico sembra non lasciare nulla al caso. Le alte facciate sono infatti caratterizzate da finestre lunghe e slanciate, che contribuiscono a regalare un’aria quasi solenne all’intera struttura, incorniciata da fasce in intonaco di cemento lavorato alternate da inserti in mattoni rossi, per una trama ma semplice ma elegante.
L’impianto meccanico e cuore della struttura ai tempi era costituito da due pompe centrifughe e due semifisse, il cui compito era pompare acqua pulita dalle profondità della falda acquifera, abbeverandosi da 10 pozzi a una profondità variabile dai 30 ai 60 metri, per poi distribuirla alle case di tutto il quartiere.

Acqua pura e cristallina, tanto che già da un’analisi chimico-batteriologica eseguita nel 1907 era risultato che il grado di purezza della fonte fosse paragonabile, se non addirittura migliore, rispetto a molte sorgenti montane.

Una vita lunga e densa quella dell’antico edificio di via Cenisio, che pure ha vissuto i suoi momenti bui. Come l’8 agosto 1943, quando durante un bombardamento la Centrale fu incendiata restando gravemente danneggiata. La chiusura dell’impianto tuttavia durò solo pochi giorni, considerando il suo ruolo chiave nell’equilibrio idrico della città: il 16 agosto infatti, poco più di una settimana dopo, le porte di Cenisio riaprirono e la centrale tornò nuovamente in funzione.

Nella seconda metà del secolo la struttura venne dismessa e passarono diversi anni prima che MM riuscisse a realizzare il sogno di restaurarla completamente per restituirla ai cittadini, lo scorso luglio, sotto il vessillo della Centrale dell’Acqua di Milano.

Un edificio antico con una vocazione tutta nuova.

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